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Serial killers

#1 L'utente è offline   Khouba 

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Inviato il 17 novembre 2013 - 21:38

No, non è il nome di una crew per GTA Online. :asd:
In questo topic vorrei raccontarvi le storie dei peggiori serial killer dell'umanità. Le loro perversioni, le loro fissazioni, i modus operandi.
Comincerei con quello che porto nell'avatar: Andrei Chikatilo, il Mostro di Rostov.

Andrej Romanovič Čikatilo in russo: Андрей Романович Чикатило[?] (Jabločnoe, 16 ottobre 1936 – Novocherkassk, 14 febbraio 1994) è stato un serial killer russo, soprannominato il Mostro di Rostov, Cittadino X, Lo squartatore rosso oppure Il Macellaio di Rostov. Fu accusato dell'omicidio di 53 donne e bambini fra il 1978 ed il 1990.

Primi anni

Čikatilo nacque nel villaggio di Jabločnoe nel 1936. La sua infanzia fu particolarmente traumatica: l'URSS sarebbe entrata a breve in guerra con la Germania ed i piani sulla collettivizzazione agricola di Stalin avevano causato devastanti carestie. Čikatilo venne a sapere, tempo dopo, di avere un fratello più vecchio di lui che venne rapito e cannibalizzato da vicini affamati. Sebbene non ci siano conferme circa la veridicità di questa storia, è molto probabile che si siano effettivamente verificati episodi di cannibalismo. Durante la Seconda guerra mondiale, Čikatilo fu testimone dei devastanti ed orribili effetti dei bombardamenti tedeschi; la sua mente fu pervasa da fantasie nelle quali portava ostaggi tedeschi nei boschi e procedeva alla loro esecuzione. Queste fantasie hanno un nesso con i suoi omicidi.

Mentre suo padre era impegnato a combattere la guerra, Čikatilo dormiva insieme a sua madre. Le frequenti polluzioni notturne erano da lei brutalmente punite e Čikatilo veniva picchiato ed umiliato. Suo padre, catturato ed imprigionato dai Nazisti durante la guerra, ritornò a casa come pariah; nella Russia stalinista, i prigionieri di guerra sopravvissuti erano visti come codardi.

Čikatilo ebbe buoni risultati a scuola, ma fallì l'esame di ammissione all'Università di Mosca. Dopo aver finito il servizio nazionale nel 1960, si spostò a Rodionovo-Nesvetaevskij dove trovò impiego come tecnico telefonico. La prima, se così si può chiamare, esperienza sessuale di Čikatilo avvenne nell'adolescenza quando, all'età di 18 anni, saltò addosso ad una ragazza di 13 anni (un'amica di sua sorella), lottò con lei per terra e le eiaculò in faccia mentre la ragazza si dimenava per fuggire dalla sua presa. Questo incidente lo portò, durante tutta la vita, ad associare il sesso alle aggressioni violente.

Čikatilo si sposò nel 1963, con un matrimonio organizzato dalla sua sorella più giovane, che gli fece conoscere una sua amica essendo mossa a compassione dall'incapacità del fratello di trovare una fidanzata. Sebbene soffrisse di impotenza ed avesse una vita sessuale praticamente inesistente, Čikatilo ebbe un figlio ed una figlia. Nel 1971 ottenne un diploma in letteratura Russa tramite un corso per corrispondenza e tentò la carriera di insegnante a Novošachtinsk. I risultati furono però scarsi, essendo lui incapace di ottenere una qualsiasi forma di rispetto dai suoi alunni, ma continuò la professione spostandosi di scuola in scuola quando veniva sospettato di abusi sessuali. Nel ruolo di maestro, divenne un pedofilo che abusava dei propri studenti, ma non venne mai arrestato per questi atti: le autorità scolastiche preferivano licenziarlo invece di iniziare un'indagine ufficiale e rovinare così la reputazione della scuola. Alla fine trovò lavoro come commesso in un'industria: i numerosi viaggi di lavoro nell'Unione Sovietica furono usati per commettere i suoi crimini.

Gli omicidi


Nel 1978, Čikatilo si spostò a Šachty, una piccola città mineraria vicino a Rostov, dove commise il suo primo omicidio documentato. Il 22 dicembre, attirò una bambina di 9 anni in una vecchia casa che aveva comprato in segreto dalla sua famiglia, dove tentò di stuprarla. Quando la bambina tentò di lottare, la pugnalò a morte. Mentre lo faceva eiaculò e da quel momento il suo unico modo di eccitarsi fu accoltellare donne e bambine fino alla loro morte, cosa che appunto fece in ogni omicidio. Nonostante non ci fossero chiare prove che lo legavano all'omicidio della bambina, un giovane uomo, Aleksandr Kravčenko, fu in seguito arrestato e giustiziato per il crimine.

Non uccise più fino al 1982, ma in quell'anno uccise molte volte. Percorreva le strade intorno a stazioni di autobus o treni approcciando giovani vagabondi, spingendoli ad allontanarsi. A quel punto il bosco più vicino diventava la scena per l'omicidio della vittima. Nel 1983 non uccise fino a giugno, ma entro settembre uccise quattro persone, tutte donne o bambini. Čikatilo solitamente tentava di avere rapporti sessuali con le sue vittime, ma spesso era incapace di raggiungere un'erezione: questo creava in lui una furia omicida, specialmente se la donna lo derideva per questo suo handicap. Riusciva a raggiungere l'orgasmo solo quando le pugnalava a morte.

In quel tempo, nell'URSS, i crimini come quelli commessi da Čikatilo erano censurati e reputati come "comuni solo nelle edonistiche nazioni capitaliste". Per questo motivo i genitori avevano poca conoscenza del crescente numero di vittime e non avvisarono i loro bambini dei pericoli ai quali erano esposti. Quando, nonostante la mancanza di informazioni ufficiali circa i dettagli, negli anni ottanta iniziarono a circolare nella comunità ucraina notizie di selvaggi omicidi, fra la gente nacquero dicerie circa stranieri che uccidevano bambini sovietici in preparazione di un'invasione e la presenza di lupi mannari.

Sei corpi (su un totale di 14) furono scoperti. Questo portò ad una risposta da parte della polizia di Mosca: un team guidato dal maggiore Michail Fetisov fu inviato a Rostov-sul-Don per dirigere le indagini. Fetisov concentrò le indagini intorno a Shakhty ed assegnò ad un esperto medico legale, Viktor Burakov, la guida delle operazioni. Furono indagati tutti i malati di mente e rei di crimini sessuali conosciuti nell'area, eliminando uno alla volta quelli che non erano coinvolti. Un certo numero di giovani ragazzi confessò gli omicidi, ma solitamente erano malati di mente che ammettevano le loro colpe solo dopo lunghi e brutali interrogatori. Almeno uno dei sospetti si suicidò nella propria cella mentre era agli arresti.

Quando la maggior parte delle vittime iniziarono ad essere ragazzi, le comunità gay, a quel tempo clandestine in URSS dove l'omosessualità era un crimine, furono setacciate. Oltre 150.000 persone vennero interrogate e schedate, fino a quando questa strategia fu abbandonata. Nel 1984 furono commessi altri 15 omicidi. La polizia aumentò il numero di pattuglie ed agenti in borghese alle principali fermate di trasporti pubblici.

Arresto e rilascio

Čikatilo venne trovato ad agire in modo sospetto ad una fermata del bus a Rostov e quindi arrestato. Fu scoperto che era sotto investigazione per piccoli furti da uno dei suoi datori di lavoro e questo diede i diritti legali per tenerlo in stato di fermo per un prolungato periodo di tempo. L'oscuro passato di Čikatilo fu analizzato, ma non emersero prove sufficienti per incriminarlo degli omicidi. Fu accusato di altri crimini e condannato ad un anno di prigione, ma dopo solo 3 mesi, nel dicembre del 1984, fu liberato.

In seguito fu rivelato che Čikatilo venne inizialmente scartato dalla lista dei sospetti per causa del suo gruppo sanguigno, diverso da quello dei campioni di liquido seminale lasciati dall'omicida. Il medico legale affermò che Čikatilo doveva essere un individuo unico, nel quale il tipo di sangue differiva se analizzato in un campione ematico ed in un campione di liquido seminale. Nessun altro scienziato del tempo prese sul serio quella teoria e tutti pensarono semplicemente che i vari campioni fossero stati mischiati erroneamente.

In seguito, la teoria del medico legale si dimostrò corretta. Infatti, qualche tempo dopo il definitivo arresto di Čikatilo, si scoprì che mentre la maggioranza delle persone secerne marker di proteine, anticorpi ed antigeni del sangue anche negli altri fluidi corporei (saliva, lacrime, sudore, latte, liquido seminale, ecc.), una minoranza (circa il 20% della popolazione) non possiede questa caratterisca e, conseguentemente, l'analisi del gruppo sanguigno basato su test di generici fluidi corporei, fornisce risultati errati. Al giorno d'oggi l'esame del DNA si dimostra molto più affidabile e questo problema non è più rilevante.[2]

Come riportato recentemente, le autorità sovietiche coinvolte nelle indagini furono ignorate e le loro teorie circa l'analisi dei campioni, ridicolizzate. Non fu inoltre possibile ricercare altre prove basate su campioni biologici in quanto tali esami vennero considerati troppo dispendiosi. Del caso specifico non fu conservato alcun campione biologico.

I successivi omicidi e la caccia all'uomo

Čikatilo trovò un nuovo lavoro a Novočerkassk e mantenne un basso profilo. Non uccise fino all'agosto del 1985, quando commise l'omicidio di due donne in occasioni separate. I successivi crimini furono perpetrati solo nel maggio del 1987 quando, durante un viaggio di lavoro a Revda, in Ucraina, uccise un giovane ragazzo. Uccise ancora a Zaporižžja in giugno ed a San Pietroburgo in settembre.

La fiacca indagine della polizia fu rivitalizzata nella metà del 1985, quando Issa Kostoyev fu assegnato al caso. Tutti i delitti commessi intorno a Rostov furono attentamente esaminati ed i criminali sessuali interrogati nuovamente. Nel dicembre del 1985 furono rinnovate le ronde intorno alle stazioni di Rostov. Čikatilo seguì le indagini attentamente e, per oltre due anni, mantenne i propri desideri sotto controllo. La polizia ingaggiò anche uno psichiatra, la prima volta nel paese in un'indagine su un omicida seriale.

Nel 1988 Čikatilo tornò ad uccidere, generalmente lontano dall'area di Rostov. Uccise una vittima a Krasny-Sulin in aprile insieme ad altre otto persone durante l'anno, di cui due a Shakhty. Successivamente ci fu una lunga pausa prima di nuovi omicidi, sette ragazzi e due donne fra gennaio e novembre del 1990.

La scoperta di nuove vittime portò ad un'operazione massiccia da parte della polizia. Un grande numero di forze pattugliava le stazioni di treni e bus e molte altre aree pubbliche intorno all'area di Rostov. Quelle più grandi erano pattugliate da agenti in uniforme, mentre quelle più piccole da agenti in borghese. L'idea dietro questa operazione era che dopo aver visto ingenti forze di polizia nelle stazioni maggiori, il killer avrebbe tentato di avvicinare una vittima in una stazione più piccola, dove la presenza di agenti era meno evidente. Alcuni erano travestiti da prostitute e senzatetto e viaggiavano senza meta nei posti dove i corpi delle vittime erano stati trovati.

Il 6 novembre, Čikatilo uccise e mutilò Sveta Korostik. Mentre lasciava la scena del crimine, fu fermato da un agente che pattugliava la stazione dei treni e vide Čikatilo emergere dai boschi. Secondo il poliziotto, aveva un'aria sospetta. L'unica ragione per andare nei boschi era raccogliere funghi (un piatto popolare in Russia), ma Čikatilo non era abbigliato come un cercatore di funghi: indossava abiti formali e portava una borsa sportiva di nylon, sicuramente non adatta a portare funghi. Inoltre, i suoi abiti erano sporchi ed aveva delle strisce di sangue sulla guancia e sull'orecchio. L'agente fermò Čikatilo e controllò i suoi documenti. Se solo avesse aperto la borsa, avrebbe trovato i seni recisi di Sveta Korostik. Quando il poliziotto tornò nei suoi uffici, compilò un rapporto dove indicava le generalità della persona fermata alla stazione dei treni. Poco dopo l'incontro, la polizia trovò due corpi, a 10 metri di distanza, vicino alla stazione Leschoz. Fu poi trovato che una delle vittime fu uccisa nella data in cui venne compilato il rapporto. Era la seconda volta che Čikatilo era indirettamente associato all'omicidio di un bambino (la prima volta avvenne nel 1978, quando un testimone riportò di aver visto un uomo, la cui descrizione combaciava con Čikatilo, insieme ad una ragazza che fu poi trovata morta).

Arresto e confessione

Anche dopo l'incidente, la polizia non aveva abbastanza prove per l'arresto ed il processo. Čikatilo fu messo sotto stretta sorveglianza, seguito e filmato da agenti sotto copertura. Il 20 novembre 1990, Čikatilo lasciò la sua casa con un contenitore da 300 ml di birra. Čikatilo girò per tutta la città con il contenitore, tentando di avvicinare i bambini che incontrava sulla sua strada. Alla fine entrò in un bar dove comprò la birra, lasciando alla polizia l'interrogativo sul motivo che lo spinse a camminare per ore solo per comprare 300 ml di birra. L'insistenza con la quale tentava di avvicinare bambini, convinse la polizia ad arrestarlo quando uscì dal bar.

La polizia aveva 10 giorni per accusarlo o lasciarlo libero. A seguito dell'arresto, la polizia fece emergere un'altra prova a carico di Čikatilo: una delle sue vittime era un sedicenne fisicamente molto forte (anche se mentalmente instabile). Sulla scena del crimine furono trovati molti segni di lotta fra la vittima ed il suo carnefice ed una delle dita di Čikatilo aveva una ferita recente, un osso rotto da un morso umano, che lui non aveva fatto curare.

La strategia usata per farlo confessare fu alquanto insolita: una delle persone che lo interrogava prese a raccontargli che tutti ritenevano che il serial killer dovesse essere un uomo molto malato e che avesse scelto di inviare le sue richieste di aiuto uccidendo. Questo diede a Čikatilo la speranza che, confessando, in caso di processo, avrebbe potuto invocare l'infermità mentale. Infine uno psichiatra fu mandato ad "aiutarlo". Questi risultò molto simpatico al prigioniero e, dopo una lunga conversazione, si ebbe la confessione. Da sola questa però non era sufficiente e Čikatilo si offrì di fornire le prove, dando alla polizia la possibilità di processarlo. Fra il 30 novembre ed il 5 dicembre, confessò 56 omicidi; tre delle vittime furono impossibili da identificare perché vennero seppellite e si trovavano in avanzato stato di decomposizione. Non venne, quindi, accusato di questi omicidi. Il numero di crimini commessi sconvolse la polizia, che aveva fermato il conteggio solo a 36: alcuni non vennero collegati a lui perché avvenuti troppo lontani dai territori dove Čikatilo agiva, mentre altri non gli furono imputati perché si rese necessario l'intervento dell'omicida per recuperare i cadaveri.

Prigionia

Precauzioni speciali furono necessarie durante la prigionia di Čikatilo. I crimini violenti a sfondo sessuale, soprattutto contro i bambini, erano un tabù in Russia. I prigionieri accusati di questi reati erano "degradati" (опущены) allo stato di "intoccabili" (опущенный), abusati, ed a volte uccisi dai propri compagni di cella. Il problema maggiore fu che alcuni parenti delle vittime di Čikatilo lavoravano nelle prigioni e la probabilità di un'esecuzione da parte loro del prigioniero, prima del processo, era molto alta.

Mentre era in cella, Čikatilo era sotto stretta sorveglianza video. Sebbene a volte si comportasse in modo bizzarro davanti agli investigatori, il suo comportamento nella cella (dove pensava che nessuno guardasse) era assolutamente normale. Mangiava e dormiva senza problemi, si esercitava ogni mattina e leggeva molti libri e giornali. Dedicava molto tempo anche a scrivere lettere di lamentela alla sua famiglia, ad ufficiali del governo ed ai mass media.

Scrivere divenne la sua passione. Quando lavorava come maestro, stendeva articoli per un giornale locale, i quali trattavano principalmente di questioni etiche e moralità. Čikatilo spesso scriveva lettere anonime ad ufficiali del governo circa l'operato dei suoi supervisori e dei suoi colleghi di lavoro, che accusava di trattarlo male e di privarlo della necessaria libertà per implementare le proprie idee nel posto di lavoro. Mentre era in cella, venuto a conoscenza di un concorso indetto da un popolare giornale per eleggere "l'investigatore dell'anno": vi si iscrisse, candidando le proprie indagini per il premio.

Processo ed esecuzione

Fu processato il 4 aprile 1992. Nonostante il suo comportamento irriverente nell'aula, fu giudicato sano di mente. Durante il processo fu tenuto, come reso celebre dalle immagini circolate in seguito, in una gabbia al centro dell'aula. Questa fu costruita per proteggerlo dai parenti delle vittime i quali, in un'atmosfera surreale, continuarono ad urlare minacce ed insulti a Čikatilo, chiedendo alle autorità di rilasciarlo e in modo che potessero procedere in autonomia alla sua esecuzione. Molti di loro svennero quando furono nominati i loro parenti e le guardie dovettero sedare numerose risse. Il processo terminò a luglio e la sentenza fu posticipata al 15 ottobre, quando venne dichiarato colpevole di 52 dei 53 omicidi di cui era accusato e venne condannato a morte per ognuno dei crimini commessi. Quando fu possibile per lui parlare, Čikatilo delirò accusando il regime, alcuni leader politici, la sua impotenza (anche togliendosi i pantaloni), e difendendosi citando la famosa carestia che colpì l'Ucraina negli anni trenta (questa avvenne nel 1932-33, mentre lui nacque nel 1936). In alcuni momenti si fregiò di aver fatto un favore alla società depurandola da persone inutili (molte delle sue vittime erano prostitute, alcolisti, ragazzi scappati di casa o semplici giovani con problemi).

La condanna a morte fu eseguita, con un colpo alla nuca, nella prigione di Rostov il 14 febbraio 1994, dopo che il presidente russo Boris El'cin rifiutò un ultimo appello alla clemenza di Čikatilo.

Messaggio modificato da Khouba il 17 novembre 2013 - 22:19

"A volte la mia vita somiglia al numero pericoloso di un equilibrista: quello che provo è l'opposto di quello che vorrei fare. Reazioni impulsive portano a decisioni sbagliate. Sono un passo avanti rispetto al mio cervello.
Quando rivedo la mia giornata mi rendo conto che passo gran parte del tempo a sistemare il danno del giorno prima.
In questa vita non ho futuro, solo confusione mentale, e rimorso. …
Ogni giorno è come una nuova bara: la apri e guardi cosa c'è dentro, poi stabilisci se si tratta di un dono, o di una bara."


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#2 L'utente è offline   Qwerty 

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Inviato il 17 novembre 2013 - 22:20

lo accusano di 52 omicidi e poi viene giudicato sano di mente? :m: io lo avrei fatto ammazzare di colpi dai parenti delle vittime, altro che colpo alla nuca
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#3 L'utente è offline   Khouba 

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Inviato il 17 novembre 2013 - 22:22

L'hanno giudicato sano di mente proprio per farlo ammazzare. L'infermità mentale lo avrebbe portato in un manicomio criminale.
"A volte la mia vita somiglia al numero pericoloso di un equilibrista: quello che provo è l'opposto di quello che vorrei fare. Reazioni impulsive portano a decisioni sbagliate. Sono un passo avanti rispetto al mio cervello.
Quando rivedo la mia giornata mi rendo conto che passo gran parte del tempo a sistemare il danno del giorno prima.
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#4 L'utente è online   Saint Jake 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 07:45



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#5 L'utente è offline   Khouba 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 20:47

Charles Milles Manson (Cincinnati, 12 novembre 1934) è un criminale statunitense, famoso per essere stato il mandante di uno dei più efferati omicidi della storia degli Stati Uniti d'America. Ha avuto vari soprannomi, tra cui "Mr. Satan" o "Satan Manson".

L'infanzia
Charles Manson nacque il 12 novembre 1934 a Cincinnati (Ohio). Sua madre, Kathleen Maddox, crebbe in una famiglia religiosa e molto rigida e poiché non amava lo stile di vita ferreo che le veniva imposto, scappò di casa a 16 anni e decise di darsi alla prostituzione. Charles fu concepito durante uno dei suoi rapporti occasionali con un certo Colonel Scott. Quando le venne chiesto quale nome dare al bambino ella non seppe cosa rispondere, tanto che il neonato venne registrato come "No Name Maddox", poche settimane dopo cambiato in Charles Mailles Maddox. Successivamente Kathleen sposò un operaio di nome William Manson, da cui Charles prese il cognome. In seguito all'arresto della madre, per problemi legati alla droga e alcuni furti, all'età di cinque anni il piccolo Charles venne affidato agli zii nel West Virginia; questi, fanatici religiosi, imposero al nipote un'educazione molto dura. Manson si lamentò in seguito soprattutto dello zio, che lo insultava e lo umiliava continuamente davanti a tutti: disse infatti che lo obbligò a vestirsi da bambina il primo giorno di scuola, mettendolo in imbarazzo davanti ai suoi compagni. La zia lo picchiava e cercò di sbarazzarsi di lui dandolo in adozione. La situazione insostenibile fece sì che Charles, a soli 12 anni, scappasse da casa.

L'adolescenza e l'apparente cambiamento
Nella fase adolescenziale iniziò la sua vita da criminale, dedicandosi ai furti d'auto e a rapine nei negozi. Tuttavia nel giro di pochi mesi venne arrestato e rinchiuso in carcere in Virginia. In carcere Charles subì ulteriori violenze da detenuti più grandi di lui. Violentato, spesso e volentieri con le guardie che stavano in disparte a osservare, o partecipavano anch'esse. Rilasciato, pochissimo tempo dopo venne nuovamente arrestato, sempre per furto; ancora una volta ottenne una commutazione della pena in arresti domiciliari, convincendo una conoscente incinta a presentarsi in tribunale fingendosi la sua fidanzata. Ottenne così una semplice condanna agli arresti domiciliari che comunque non rispettò: appena rilasciato picchiò due donne a distanza di pochi giorni e, riconosciuto e catturato, questa volta fu condannato a dieci anni di carcere, che scontò nel penitenziario dell'isola di McNeil dello Stato di Washington, nel Nord-Ovest degli Stati Uniti.

La famiglia
Charles fu rilasciato su cauzione nel marzo 1967 e, una volta uscito, decise di divenire un musicista Hippy, forte del riscontro positivo che questo movimento aveva a quei tempi e mettendo a frutto quanto appreso in carcere da un detenuto più anziano che gli aveva insegnato a suonare la chitarra; dichiarò in seguito di essere stato un fan del supergruppo dei Beatles. Charles si trasferì a San Francisco, in tempo per la Summer of Love, dove raccolse intorno a sé un gruppo di giovani (sia ragazzi che ragazze) affascinati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalla sua capacità di parlare alla gente. Presero il nome di The Family ("La Famiglia"), o anche The Manson Family, sebbene Manson abbia sempre negato di aver dato egli stesso quel nome al gruppo. Riuscì a raccogliere un cospicuo numero di adepti (circa 50 persone): molti di loro erano ragazzi che avevano avuto una vita dura come Charles, con problemi familiari e spesso di adattamento sociale. Manson era da questi considerato un leader religioso oltre che morale: affermava infatti di essere la reincarnazione di Gesù Cristo e di Satana insieme e i suoi adepti gli erano molto devoti. Oltre che dalla connotazione religiosa, il suo gruppo differisce dalle "comuni" Hippy per il palese e dichiarato disprezzo che provava nei confronti dei neri. Egli profetizzava infatti che ci sarebbe stata una guerra interraziale e che avrebbero vinto i neri; ma i neri erano inferiori rispetto ai bianchi, ciò che sapevano l'avevano appreso dai bianchi, dunque non avrebbero potuto mantenere il potere e a quel punto avrebbero preso loro il comando, i prescelti della Famiglia.

The Family, sotto la sua attenta guida, sopravviveva grazie a furti ed altre attività criminali. Tra una rapina e l'altra, suonavano la chitarra, praticavano sesso di gruppo e facevano uso di hashish e LSD. L'attività della setta di Manson con il tempo non si limitò ai furti, ma si estese agli omicidi. Manson fondò anche un movimento ambientalista chiamato ATWA (acronimo di "Air, Trees, Water, Animals"), che si batteva per salvaguardare la natura e le sue creature, e del quale facevano parte alcuni membri della "Famiglia".

Charles voleva diventare un musicista famoso come i suoi idoli e nell'estate del 1968 tentò di realizzare il suo sogno musicale, recandosi in uno studio discografico di Los Angeles, con il supporto economico di Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys che aveva conosciuto dopo che questi aveva dato un passaggio a due ragazze della Family che facevano autostop.

L'insuccesso non fece altro che accrescere l'ossessione di Charles di diventare un musicista. Un suo brano, Cease to Exist, fu nuovamente arrangiato dai Beach Boys e inserito nell'album 20/20 (1969) con un nuovo titolo (Never Learn Not to Love), testi modificati e un differente bridge, cosa che suscitò in Manson non poca rabbia nei confronti dell'ex amico.

Gli omicidi
Il 9 agosto 1969 Manson pianificò e realizzò un'intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l'obiettivo di entrare nella villa al momento abitata da Roman Polanski e Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di 8 mesi, e alcuni loro amici, tra cui Jay Sebring, parrucchiere dell'attrice, Abigail Folger, figlia dell'imprenditore del caffè "Folger", Wojiciech Frykowski, il fidanzato di Abigail. La villa era di proprietà di Terry Melcher, artista e produttore musicale nonché figlio di Doris Day che aveva espresso inizialmente interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, ma che successivamente si era rifiutato di scritturarlo come musicista per la Columbia Productions; la villa divenne per Manson il simbolo di tutti coloro che l'avevano rifiutato.Manson si era recato in quella villa tempo addietro col desiderio di incontrare nuovamente Melcher per fargliela pagare,ma era stato allontanato da un fotografo amico della Tate che gli eveva rivelato che la villa adesso apparteneva ai coniugi Polanski. Manson ebbe così modo di vedere (per alcuni secondi) la futura vittima della sua follia omicida. La notte in cui si consumarono gli omicidi, Polanski non era presente: si trovava infatti a Londra perché impegnato per motivi di lavoro (aveva appena finito di girare Rosemary's Baby). Non è mai stato accertato se Manson aspettasse in auto o se rimase nel ranch dove risiedeva l'organizzazione; coloro che materialmente eseguirono gli ordini furono Charles "Tex" Watson (a cui Manson diede il comando della operazione stragista), Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Questi si diressero verso la villa armati di coltelli, un revolver e un filo di nylon lungo 13 metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venissero chiamate le forze dell'ordine una volta entrati. Ad eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione. Tuttavia vennero notati da un amico del guardiano della villa, Stephen Earl Parent, il quale venne ucciso immediatamente a colpi di revolver da Tex Watson. Entrati nella villa, i membri della "Famiglia" non ebbero nessuna pietà. Il primo a morire fu il parrucchiere Sebring, che implorò di lasciar in vita la Tate in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di revolver all'ascella e finito con una serie di coltellate. La successiva vittima fu Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L'ultima vittima fu Sharon Tate, 26 anni, incinta di 8 mesi. Con uno straccio intriso del sangue dell'attrice, Susan Atkins scrisse sulla porta, da cui avevano fatto irruzione, "PIG" ovvero maiale in lingua inglese: maiale è anche il termine statunitense con cui ci si riferisce in tono spregiativo alla polizia e Piggies è il titolo di una canzone dei Beatles. Sullo specchio del bagno venne scritto Helter Skelter: l'espressione inglese "helter skelter" indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei Luna Park, e fu interpretata da Manson come "arrivo del caos" e "fine del mondo", anche questa è il titolo di una canzone dei Beatles. Non ci furono sopravvissuti alla strage.
I massacri dell'organizzazione non si placarono, e il giorno seguente vennero uccisi l'imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono colpiti da più di quaranta colpi alla testa, con una forchetta. Sulle pareti venne scritto “Death to Pigs” (Morte ai maiali) col sangue delle vittime e sul frigorifero in cucina venne invece scritto, con una storpiatura grammaticale "Healter Skelter". Il cadavere di Leno LaBianca fu ritrovato con una forchetta conficcata nello stomaco. Una ulteriore vittima di Manson fu un insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family osando poi cacciarli. Anche lui venne accoltellato: sulla parete venne tracciata la scritta "Politician Pig", ovvero "Porco politico"; tali scritte vennero ordinate da Manson ai suoi seguaci per cercare di depistare le indagini e far accusare dell'omicidio i neri. L'ultimo assassinio attribuito a "The Family" fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato "Shorty"), colpevole di aver denunciato l'organizzazione e di aver sposato una donna nera. Venne brutalmente ucciso il 26 agosto 1969 e la sua salma venne tagliata in nove pezzi.

L'attività criminosa della "Famiglia" continuò incontrastata per quasi due anni, fin quando l'avvocato Vincent Bugliosi, di origini italiane, riuscì a trovare dopo molte indagini le prove che incastravano Manson. Inoltre alcuni seguaci lo tradirono; testimone chiave nel processo fu Linda Kasabian, la ragazza che ricoprì il ruolo di "palo" la sera del 9 agosto 1969. Charles venne così arrestato per quello che venne ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi.

Il processo
Nel 1970 iniziò il processo contro Charles Manson. Egli si presentò con una X incisa sulla fronte: in seguito, dopo diversi anni di prigione, Manson stesso modificò l'incisione sulla fronte facendola diventare una svastica. Il processo è entrato nella storia degli U.S.A. per la sua incredibile lunghezza: il solo dibattimento preliminare durò quasi un anno. Charles non confessò gli omicidi della sua banda, né di altre azioni criminali; Susan Atkins invece, rivelò che Manson aveva programmato di uccidere in seguito nomi noti nello show business come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton e Frank Sinatra, pur non avendo prove materiali a sostegno. Il 29 marzo 1971 il processo si chiuse con la condanna a morte di tutti i componenti della "Famiglia", ma nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte, e Manson e la sua setta vennero spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo. Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l'undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta. L'uomo, 74 anni al tempo del processo (di cui 42 trascorsi in carcere), non era presente all'udienza, ma dichiarò alla stampa tramite il proprio avvocato che nel 2012 avrebbe presentato puntualmente la sua dodicesima domanda di rilascio.

Le ipotesi di omicidio
Non si conoscono con esattezza i moventi che spinsero la banda di Manson a uccidere. Alcuni specialisti avanzano l'ipotesi che Manson fosse ossessionato dalla fama: non essendo riuscito a diventare una rockstar come aveva sempre sognato egli avrebbe scelto l'alternativa più facile, dei folli omicidi che attirassero l'attenzione dell'opinione pubblica.[senza fonte]

Altri ritengono che Charles, essendo vissuto nella povertà e in mezzo alla strada, odiasse le persone ricche e famose e per questo covasse desideri di vendetta. Si ritiene che con la scritta "Death to Pigs" Manson volesse dimostrare il proprio furore nei confronti di tutti coloro che appartenevano all'establishment[2].

Manson stesso nel giustificare i propri atti afferma di essere stato ispirato dai Beatles e nello specifico dalla canzone Helter Skelter. Egli credeva di aver individuato nel brano una sorta di "messaggio profetico" a lui indirizzato che gli ordinava di diffondere il caos. Manson affermò inoltre di aver ucciso Sharon Tate per il desiderio di attribuire l'omicidio alla comunità afro-americana della città di Los Angeles.
"A volte la mia vita somiglia al numero pericoloso di un equilibrista: quello che provo è l'opposto di quello che vorrei fare. Reazioni impulsive portano a decisioni sbagliate. Sono un passo avanti rispetto al mio cervello.
Quando rivedo la mia giornata mi rendo conto che passo gran parte del tempo a sistemare il danno del giorno prima.
In questa vita non ho futuro, solo confusione mentale, e rimorso. …
Ogni giorno è come una nuova bara: la apri e guardi cosa c'è dentro, poi stabilisci se si tratta di un dono, o di una bara."


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#6 L'utente è offline   Federico Ronaldo 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 20:57

Quello che mi ha appassionato di più e che tutt'oggi resta ancora un mistero:

Link: http://it.wikipedia...._lo_squartatore
La Firma non deve superare i 600 pixel di larghezza, i 250 pixel di altezza e i 90KB di peso.

[center][img]https://31.media.tumblr.com/0f68b214e263d129fcc3a2d58b490e2b/tumblr_inline_n0k2sfMxju1rvco8p.gif[/img][/center]
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#7 L'utente è offline   0wn3d 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 21:05

Nonostante gli omicidi, trovo che Manson sia tremendamente affascinante sotto il punto di vista della personalità
Firma fuori dai limiti del regolamento (troppo larga, alta e pesante); codice originale:
[center][IMG]http://i44.tinypic.com/23w9k1.png[/IMG][/center]
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#8 L'utente è offline   Lo Stefano 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 21:09

a me mi "incuriosì" Ed Gen.. il tizio che ispirò la saga di non aprite quella porta e che ispirò pure Psycho di hitchcock..


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#9 L'utente è offline   Qwerty 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 21:14

io trovo che non ci penserei due volte ad andare a trovarlo in carcere e farlo fuori a mani nude
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#10 L'utente è offline   Khouba 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 21:17

Visualizza MessaggiLo Stefano, il 18 novembre 2013 - 21:09 ha detto:

a me mi "incuriosì" Ed Gen.. il tizio che ispirò la saga di non aprite quella porta e che ispirò pure Psycho di hitchcock..

As you wish.

Quote

Chi non ha mai visto classici dell'orrore come "Psycho", "Il Silenzio degli Innocenti" e "Non Aprite quella Porta"? Pochi sanno però che l'albergatore Norman Bates, il serial killer Buffalo Bill e il pazzo LeatherFace hanno qualcosa in comune: i creatori di queste figure si sono ispirati al mito di Edward Gein.
Ed è naturale che sia così: il caso Edward Gein spiazzò l'America intera e ha avuto ripercussioni fino a oggi. "La casa degli orrori sconvolge la nazione" titolavano i giornali dell'epoca e, in effetti, dopo questo serial killer, cambierà il modo di pensare della gente statunitense. I mostri, che fino ad allora avevano popolato i teleschermi e l'immaginario collettivo sotto forma di vampiri transilvani, mummie egiziane, alieni spaziali e creature di frankensteiniana memoria, non esistevano più. Adesso i mostri si celavano tra le persone più insospettabili, il pericolo poteva trovarsi nascosto dietro l'apparentemente tenero e innocuo vicino di casa. Non ci si poteva più fidare di nessuno. Tanto in città quanto nella sonnacchiosa provincia.

17 novembre 1957. A Plainfield (Wisconsin) è notte fonda quando la polizia entra nella cadente Fattoria Gein. Edward, il proprietario, è sospettato del furto in un ferramenta e della scomparsa della titolare, Berenice Worden. Più di una persona ha dichiarato di averlo visto aggirarsi intorno al ferramenta prima del furto.

La casa è nel disordine più totale, immondizia ovunque, buio pesto. Odore di morte e putrefazione. Lo sceriffo Arthur Schley e il suo vice Buck Buttermansi dirigono, armati di pila, ad ispezionare la legnaia vicina al casolare. Nel buio lo sceriffo sente qualcosa che sfrega dall'alto contro la sua giacca, e i due uomini della legge sollevano lo sguardo all'unisono.

Un corpo è appeso a testa in giù tramite dei ganci fissati nel soffitto. Si fa per dire a testa in giù, in realtà il corpo è decapitato e le interiora sono state eliminate tramite uno squarcio sull'addome. Una scena normalissima per una regione dove si dà la caccia al cervo. Soprattutto in novembre, mese della caccia. Ma il vicesceriffo ha capito tutto..quello che penzola sulle loro teste non è un cervo..Buck si sente male e scappa gridando. Non si avvicinerà mai più a quei luoghi. Berenice Worden invece è stata ritrovata.

Edward Gein nasce il 27 agosto 1906 a La Crosse (Wisconsin). Secondo figlio di Augusta e George Gein. Sua madre sarà la sua disgrazia, come scrive Harold Schechter, biografo ufficiale di Edward Gein: "Lei lo trattava nel modo tipico delle madri che fanno diventare i loro figli schizofrenici."

Donna fanaticamente religiosa, Augusta cresce i suoi figli secondo un codice morale severissimo. Il mondo di Augusta è popolato da peccatori e la Bibbia è l'unica salvezza. I desideri sessuali dei due ragazzi vengono minati alle basi con minacce di inferno, le donne vengono indicate come esseri immorali e peccaminosi.

Per sfortuna dei ragazzi, contrapposto alla follia della madre, c'è George Gein. Il loro padre ha una personalità molte debole e subisce gli ordini della moglie. Alcolizzato e disoccupato a vita, è del tutto dipendente da lei (Augusta, infatti, manda avanti la macelleria di famiglia con cui i Gein campano).

Proprio grazie alla macelleria, nel 1914, Augusta realizza il proprio desiderio di comprarsi una fattoria, con 195 acri di terreno, in piena campagna, vicino a Plainfield. I vicini abitano a 3 miglia di distanza e i suoi figli possono finalmente crescere lontani dall'immoralità della città e dai peccatori che la occupano.

Eddie cresce emarginato, evitato dai compagni perché è effemminato e timido. Non ha nessun amico, e quando riesce a farsi delle amicizie la madre lo sgrida e lo punisce.

Sembrerebbe proprio la storia di "Carrie", la ragazzina dotata di poteri telecinetici creata da Stephen King. Ma, al contrario di Carrie, Eddie ha un attaccamento morboso per sua madre. Prova per lei immenso amore e devozione, vede nella donna la bontà divina fatta persona, ed esegue ogni suo ordine senza protestare.

Nel 1940, quel fallito di suo padre lascia vedova Augusta. È in questi anni che Eddie comincia ad avere i primi contrasti con suo fratello maggiore Henry e i primi segni di follia mentale.

Henry è un onesto lavoratore, molto richiesto in paese per le sue doti di tuttofare; Eddie ha problemi a relazionarsi con i propri pari. Ritardato socialmente e emotivamente, Edward si trova perfettamente a suo agio con i bambini tanto che finisce per fare il babysitter ai vicini.

Henry è completamente diverso. Critica aspramente il comportamento della madre, ci litiga, sconsiglia a suo fratello di fare quello che dice lei, rimprovera Eddie perché le vuole bene.

E nel 1944 Henry muore misteriosamente, mentre i due fratelli combattono contro un incendio nel bosco.

Informata proprio da Eddie sulla sparizione del giovane, la polizia ritrova il corpo in una zona non interessata dall'incendio, con la testa spaccata. Il fratello minore non viene nemmeno interrogato perché è considerato troppo stupido e timido per compiere un omicidio, i coroner dichiarano addirittura che Henry è morto per asfissia. Caso archiviato.

Edward Gein è finalmente rimasto solo con sua madre.

Ma la gioia del giovane durerà poco, una serie di ictus gli portano via anche la madre nel dicembre 1945, lasciandolo solo al mondo.

La stanza di Augusta viene sigillata, con all'interno tutti gli oggetti da lei utilizzati. Edward diventa un eremita e comincia a fare letture "strambe". I suoi preferiti sono i libri di anatomia, i libri sul nazismo e i periodici di avventura (soprattutto quelli sulle usanze tribali dell'Oceania). Alla fine, lettura dopo lettura, Eddie impara bene l'anatomia umana e diventa un esperto nelle tecniche per rimpicciolire le teste, utilizzate nei Mari del Sud.

L'argomento lo ossessiona talmente tanto che farà vedere le sue teste a qualche bambino..ahimè nessuno crederà mai alle storie dei bambini raccapricciati: "Sono maschere di Halloween" dice Edward ai genitori preoccupati, e tutto finisce lì.

Un altro Hobby molto particolare di Eddie: leggere i necrologi sul giornale locale.

Dalle necrologie può venire a sapere quando muore qualche donna. Ricevuta la notizia, si reca al cimitero per studiare il cadavere e per placare le proprie curiosità sulle femmine. In sede di interrogatorio Ed Gein ha più volte giurato di non aver mai avuto rapporti sessuali con i morti (a suo dire perché puzzavano troppo), però provava piacere a strappare pelle e parti dei corpi da quei cadaveri.

Gli psichiatri che studiarono il caso, dissero che amava talmente sua madre che aveva bisogno di profanare le tombe per prelevare pezzi di donne, in modo che gliela ricordassero. Quando sua madre morì, non riuscì a resuscitarla come avrebbe voluto e allora cercò delle sostitute. Ne portò una a casa e la mise a sedere al tavolo della cucina. Secondo fonti non ufficiali creò una vera e propria tavolata di cadaveri. Ad altre invece prelevò solo qualche pezzo.

Nell'inventario della polizia figurano crani, scheletri; ciotole e mobilio fatti con ossa; divani, cestini, abat-jour e tamburi rivestiti di pelle umana; teste rimpicciolite; vagine sotto spirito; ciotole piene di nasi; una poltrona con braccia al posto dei braccioli; una collana e una cintura fatte di capezzoli femminili. In un armadio viene ritrovato ciò che ha ispirato la figura di Buffalo Bill ("Il Silenzio degli Innocenti"): abiti in pelle di donna.

Più che di vestiti di pelle, si trattava di veri e propri involucri: Gein li aveva costruiti scuoiando intere parti di donne, aveva quindi cucito insieme i vari brandelli e vi aveva applicato dei lacci per poter indossare il macabro abito. Possedeva le facce, i torsi, le gambe e addirittura riusciva ad applicarsi i genitali femminili. Egli stesso confessò che, nelle notti di luna piena, andava in giro conciato in quel modo, facendo finta di essere sua madre.

Dietro a questo gesto, secondo alcuni psicologi, non si cela solo l'attaccamento morboso per la propria madre, ma anche il desiderio recondito di essere una donna, di capire cosa si prova ad avere i seni e la vagina.

Ma le vittime del cimitero si rivelano ben presto troppo brutte e anziane, così Gein comincia a procurarsi da solo la materia prima.

Tra il 1946 e il 1957, la polizia del Wisconsin ha a che fare con aumento incredibile di persone scomparse. Quattro casi soprattutto preoccupano le autorità.

Il primo è quello di una ragazzina di otto anni, Georgia Weckler, sparita mentre tornava a casa da scuola il 1 maggio 1947. Nonostante l'aiuto di centinaia di volontari, l'unica traccia rinvenuta dalla polizia in un'area di ben 10 miglia sono delle impronte di pneumatici Ford. Il caso rimane insoluto.

Un'altra ragazza scompare un paio di anni più tardi a La Crosse. Evelyn Hartley di quindici anni svanisce mentre sta facendo la babysitter in città. Preoccupato, il padre della ragazza si reca sul luogo dove Evelyn avrebbe dovuto lavorare, ma qui trova un appartamento deserto. Nel salotto rinviene una scarpa della figlia, degli evidenti segni di lotta e qualche macchia di sangue sul bordo della finestra. Anche questa volta la ricerca risulta vana: la polizia ritrova solamente i vestiti insanguinati della ragazza, adagiati in mezzo a una strada di campagna.

Nel novembre 1952, due uomini decidono di farsi una birra in un bar di Plainfield prima di andarsene a cacciare cervi. Victor Travis e Ray che Burgess, questi i loro nomi, passano molte ore nel bar prima di andarsene. Dal giorno dopo, ne loro ne le loro auto verranno più visti. Questa volta la ricerca della polizia non porta proprio a niente. I due uomini sono letteralmente svaniti nel nulla.

L'ultimo caso avviene nell'inverno del 1954, vittima la custode di una taverna di Plainfield, Mary Hogan, scomparsa misteriosamente mentre era di turno notturno. La polizia archivia il caso come "atto violento" perché sul pavimento della taverna è evidente una lunga scia di sangue che va dal bagno al parcheggio. Viene trovata anche una cartuccia vuota sul pavimento del bagno.

Diversi elementi accomunano le varie sparizioni: pochissimi indizi, nessuna traccia, i corpi non vengono mai ritrovati, le vicinanze di Plainfield.

Siamo tornati all'apertura di questa biografia, al caso Bernice Worden e alla fine dell'incubo. La polizia penetra per caso nella casa di Eddie Gein e trova il corpo senza testa della donna.

Dopo la scoperta del cadavere e degli altri manufatti orrendi, il 17 novembre 1957 gli investigatori cominciano ad esplorare le altre stanze della fattoria e a scavare nel terreno circostante, nella speranza di trovare almeno i corpi di Georgia Weckler, Victor Travis, Ray Burgess, Evelyn Hartley e Mary Hogan. Purtroppo non verrà trovato niente. L'unico posto normale di tutta la casa, l'unica stanza ordinata della Fattoria Gein, si rivelerà essere la camera da letto della madre defunta, che Edward aveva sigillato dieci anni prima.

EPILOGO
Mentre Plainfield diventava meta di curiosi, di giornalisti e di specialisti della polizia, Edward Gein veniva interrogato senza tregua presso la prigione di Wautoma. La polizia gli attribuì almeno 15 omicidi ma "Il Macellaio di Plainfield" inizialmente negò sempre tutto.

Dopo diversi giorni di silenzio, Eddie cominciò finalmente a raccontare la sua storia orribile, partendo da come aveva ucciso la Worden e accennando alla sua attività tombarola, tramite la quale si procurava le parti di corpi che erano state trovate in casa sua.

Gein aveva molte difficoltà a ricordare i vari dettagli, spiegò che prima e durante gli omicidi cadeva in una sorta di trance.

Nonostante l'evidenza, dichiarò che tutti i resti presenti in casa sua provenivano dal cimitero locale e che la sua unica vittima era la Worden. Dopo giorni di interrogatorio estenuante, finalmente ammise anche l'uccisione di Mary Hogan. Riconfermando nuovamente il suo stato di trance durante l'omicidio e giurando che lo sparo era partito per caso.

In totale Gein confessò quindi due omicidi e il furto di nove cadaveri.

Curiosità: durante il processo, la sua dichiarazione "non ho mai ucciso un cervo" fece stare male molti dei suoi vicini di casa, ai quali Edward spesso offriva carne di cervo da lui cacciato e cucinato. Evidentemente non era cervo.

Durante gli interrogatori "il macellaio" non mostrò mai nessun segno di rimorso, parlava degli assassini con superficialità, a volte addirittura allegramente. Praticamente Edward Gein non aveva nessun concetto dell'enormità dei suoi crimini e così, dopo tantissime perizie psicologiche e psichiatriche, venne effettivamente dichiarato malato mentalmente: "uno schizofrenico e psicopatico sessuale."

La sua condizione fu attribuita alla relazione poco sana e di intenso amore-odio che aveva avuto con sua madre e alla particolare educazione ricevuta.

Scampata quindi la sedia elettrica, Edward Gein ha passato il resto della propria vita (circa 26 anni) in un manicomio criminale, dove è morto nel 1984 di cancro, all'età di 78 anni. Per i dottori è stato un paziente modello, addirittura appariva felice come mai nella sua vita.

Il via vai di giornalisti e curiosi alla "casa degli orrori" durerà solo 1 anno. Nel 1958 mani anonime incendieranno la fattoria e gran parte delle proprietà di Gein. Informato dell'accaduto, Eddie commentò: "Just as well!" (trad. "come è giusto che fosse"). L'unica cosa sopravissuta all'incendio, il furgoncino Ford utilizzato dal macellaio per trasportare i corpi, è stato utilizzato per anni da un furbo abitante di Plainfield, che faceva pagare un quarto di dollaro per un giretto sull'auto degli orrori.

Se voleste approfondire la storia di Edward Gein vi consigliamo due film direttamente ispirati agli avvenimenti: "Deranged" del 1974 (un po' romanzato, il nome dell'assassino è stato cambiato in Ezra Cobb) e "Ed Gein: il macellaio di Plainfield" del 2000 (davvero completo e coerente con la storia originale).

"Ed Gein mi sembrava una buona persona, come tutti gli altri. Soltanto che a volte era un po' strano. Sembrava un tipo inoffensivo." (Vicino di casa)

"Lo conoscevo da una vita, forse da quando avevo sei anni. Penso che nessun altro lo avesse frequentato più a lungo di me. Era un solitario, era molto silenzioso e faceva una vita appartata. Era un introverso, credo che alcuni lo considerassero una specie di eremita." (Amico d'infanzia)


Fonte: occhirossi.it
"A volte la mia vita somiglia al numero pericoloso di un equilibrista: quello che provo è l'opposto di quello che vorrei fare. Reazioni impulsive portano a decisioni sbagliate. Sono un passo avanti rispetto al mio cervello.
Quando rivedo la mia giornata mi rendo conto che passo gran parte del tempo a sistemare il danno del giorno prima.
In questa vita non ho futuro, solo confusione mentale, e rimorso. …
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#11 L'utente è offline   Qwerty 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 21:29

Ted Bundy

La vita
Nato a Burlington il 24 novembre 1946, Theodore Bundy non mostrò mai segni di instabilità o di squilibrio talmente gravi da indurlo agli omicidi efferati di ventotto persone (numero probabilmente inferiore alla realtà). Le persone che lo conobbero lo descrissero come un uomo dolce, tuttofare, generoso. "Salutava sempre" è stato il primo commento dei vicini dopo l'arresto. Nacque all’Elizabeth Lund Home, una clinica del Vermont che ospitava giovani donne incinte. L'identità del padre biologico di Theodore Bundy è ignota, ma si pensa che si tratti di un militare dell'aeronautica, poi fuggito.
Il neonato venne lasciato nella clinica dalla madre, ma tre mesi dopo fu portato via dalla madre stessa che si spacciò per sua sorella maggiore. I due si trasferirono a Filadelfia, città in cui l'uomo passò i primi 4 anni di vita, dopodiché si trasferirono dai loro parenti a Tacoma.
Theodore assunse ufficialmente il cognome Bundy poiché la madre conobbe un cuoco che prestava servizio militare, Johnny Culpepper Bundy. I due si sposarono nel 1951 e ebbero quattro figli. Theodore non legherà mai col patrigno e con gli anni della pubertà diventerà introverso finendo vittima di bullismo. L'adolescenza lo cambiò, iniziò a divenire un bullo egli stesso commettendo vari furti. Successivamente venne attratto dallo studio, dalla politica e dallo sci isolandosi dalla comunità.
Bundy rimase disoccupato poiché non si impegnava a sufficienza nei suoi saltuari lavori. Nel 1964 l'uomo trovò una donna di buona famiglia, Stephanie Brooks, con cui provò invano a legarsi. La donna, dopo essersi laureata, troncò ogni rapporto con l'uomo, causandogli uno stato di shock dal quale non si riprenderà.
In quel periodo egli scoprì le sue origini, e questo aggravò molto la situazione già precaria: infatti quella che riteneva sua sorella in realtà era sua madre, e questo provocò in Bundy uno shock che secondo molti fu la molla finale che lo spinse ad uccidere. Il periodo di depressione si sciolse quando nel 1969 l'uomo si iscrisse nuovamente all'Università, dove seguì corsi di psicologia e legge. Poco tempo dopo si iscrisse al partito repubblicano, diventando una giovane promessa. Cominciò una relazione con una giovane donna, Elizabeth Kendall.
È in questo periodo che Ted incontra Ann Rule, una donna che segnerà la sua vita, diventando sua amica e confidente, totalmente all'oscuro della doppia vita dell'uomo. Un'esperienza che Ann racconterà nel libro Un estraneo al mio fianco. Incontra anche Meg Anders, una donna divorziata con la quale inizia una relazione e viene indicato come "eroe" per aver salvato una bambina che stava annegando in un parco.

Gli omicidi
Il primo tentato omicidio avviene il 4 gennaio 1974: la vittima si chiamava Joni Lenz, 18 anni, picchiata nel suo letto con una spranga di legno e con quest'ultima violentata. Riuscirà a salvarsi riportando gravi lesioni. Ma sarà solo una delle poche ragazze che si salveranno dalla furia violenta di Ted. Il 5 gennaio del 1974 i coinquilini della diciottenne Joni Lenz entrano nel suo appartamento, insospettiti dal fatto che la ragazza non si era fatta sentire per più di 24 ore. La trovano nella camera da letto, sanguinante e con profondi segni di violenza. La giovane ragazza era stata malmenata da Ted Bundy e violentata con una doga del suo letto che l'assassino le aveva infilato nella vagina. La vittima, portata in ospedale, uscirà dal coma.
Un mese dopo scompare Lynda Ann Healy, rapita dalla sua casa, seguita da almeno altre 5 ragazze. Il 17 giugno 1974 viene ritrovato il corpo di Brenda Carol Ball e due mesi dopo sono stati trovati i resti di due ragazze scomparse il 14 luglio dal lago Shammanish, Janice Ott e Denise Naslund.
Spunta fuori un testimone, una ragazza di nome Janice Graham, che raccontò alla polizia di come fosse stata adescata da un giovane ragazzo di nome Ted, che andava in giro con un braccio ingessato e che le aveva chiesto aiuto per caricare una barca a vela sul tetto della sua auto. Arrivata all'auto la ragazza era stata invitata a salire a bordo del veicolo perché la barca non si trovava lì, ma in un luogo più appartato, ma Janice rifiutò l'offerta, e senza saperlo evitò una morte orribile.
L'identikit di "Ted" appare su tutti i giornali e diverse persone fanno il nome di Bundy, tra queste vi sono Ann Rule e Meg Anders, ma prima che la polizia si possa muovere Bundy lascia Seattle e si trasferisce nello Utah. Il 18 ottobre 1974 scompare la diciottenne Melissa Smith, ritrovata il 27 vicino a Salt Lake City, mutilata e sodomizzata. Il 31 ottobre scompare Laura Aime, ritrovata il giorno del Ringraziamento, picchiata, sodomizzata e strangolata. L'8 novembre Bundy compie il primo passo falso, tentando di rapire Carol Da Ronch spacciandosi per un poliziotto e riuscendo a farla salire sulla sua Volkswagen Maggiolino, ma all'interno la ragazza riesce a scappare dopo una violenta colluttazione. Poche ore dopo scompare Debbie Kent, che non viene più ritrovata. Spunta un altro testimone, un'insegnante di nome Raelynn Shepard, che racconta di come fosse stata avvicinata da un uomo che si era finto un poliziotto, ma che lei non aveva seguito.
Bundy si sposta in Colorado, dove scompaiono almeno quattro donne tra gennaio e aprile 1975. La buona sorte aiuta gli investigatori il 16 agosto 1975, quando il poliziotto Bob Haywood ferma una Volkswagen Maggiolino che correva troppo; è l'auto di Bundy, dove vengono trovati una spranga, un passamontagna, un rompighiaccio e delle manette. Bundy viene arrestato e riconosciuto da Raelynn Shepard e viene messo sotto stretta sorveglianza in attesa di una prova definitiva. Sulla base di un quadro indiziario viene condannato per l'aggressione a Carol De Ronch, ma Bundy riesce a scappare saltando da una finestra proprio mentre l'FBI sta per incolparlo dei delitti in Colorado.
Ted viene ripreso 6 giorni più tardi, ma riesce a evadere di nuovo il 30 dicembre 1977 e riesce a raggiungere la Florida. Il 14 gennaio 1978 entra nella sede del gruppo studentesco Chi-Omega, uccidendo due ragazze mentre dormivano, Lisa Levy e Margaret Bowman di 20 e 21 anni, e ne ferisce gravemente altre due, Kathy Kleiner DeShields e Karen Chandler che se la caveranno con qualche frattura al capo e con qualche dente rotto. Il 9 febbraio 1978 i genitori della dodicenne Kimberly Leach di Lake City ne denunciarono la scomparsa. Il suo corpo fu trovato, in uno stato pietoso, otto giorni dopo in un parco. Due testimoni erano però riusciti a prendere il numero di targa della macchina guidata dall’uomo, che si rivelò rubata. I ragazzi, successivamente, poterono identificare Ted Bundy dalle foto segnaletiche.
Poco dopo viene fermato alla guida di un'auto rubata, e dopo una colluttazione con un poliziotto viene arrestato di nuovo. Tra il 1979 e il 1980 in Florida si tenne il processo che finirà con la condanna a morte di Bundy. Il processo fu seguito dai media di tutto il mondo, la corte ritenne Ted Bundy colpevole di 36 omicidi, ma lui affermò sino al giorno dell'esecuzione di averne compiuti 26. Theodore Bundy usò la sua abile astuzia per rimandare per due volte consecutive la pena capitale.

Condanna a morte
Alle 7:06 del 24 gennaio 1989 Ted Bundy fu giustiziato sulla sedia elettrica; alle 7:16 ne fu dichiarato il decesso. Il corpo fu cremato e, nonostante l'ultima volontà di Ted fosse che le sue ceneri potessero essere disperse sulle Cascade Mountains, i suoi legali non riuscirono a vincere le violente proteste della gente. Ancora oggi non si sa che cosa ne sia stato a seguito del processo.

Foto (non del cadavere):
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#12 L'utente è offline   Davide96 

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Jeffrey Dahmer :sese:


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#13 L'utente è offline   Khouba 

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Visualizza MessaggiDavide96, il 18 novembre 2013 - 21:41 ha detto:

Jeffrey Dahmer :sese:

Il cannibale di Milwaukee :asd:

Il Cannibale di Milwaukee e il Mondo intero fanno conoscenza per la prima volta e in modo del tutto casuale il 22 luglio 1991: Tracy Edwards viene fermato da una volante di polizia perché correva nudo, e in manette. Questi confessa di essere inseguito da un pazzo omicida e, in poco tempo, gli investigatori porteranno a galla una delle storie di Serial Killer più malata e depravata che si ricordi.
Jeffrey Dahmer cresce in una famiglia benestante, una di quelle famiglie prese di mira e derise da Marylin Manson nel suo "Portrait Of An American Family", una di quelle famiglie più attente all'apparenza che alla sostanza.
Dietro alla facciata puritana e felice che la famiglia Dahmer dava a vedere, c'era infatti del marcio.
I suoi genitori si odiavano, si ingiuriavano e si picchiavano. Arriveranno al divorzio, il quale sarà molto doloroso per Jeffrey.
Sua madre, alcolizzata e "pasticcomane", passava il tempo a ingurgitare ogni tipo di medicinale, come durante la gravidanza: in quel periodo arrivò a ingerire anche 26 pasticche al giorno.
Come se l'ambiente famigliare non bastasse a minare la psiche del giovane individuo, Jeffrey subisce anche diversi episodi di molestia sessuale e violenza carnale da parte di un vicino.
Interrogato dai suoi psichiatri dopo l'arresto, egli negherà sempre che questi episodi fossero, anche minimamente, in relazione con la sua successiva omosessualità e la sua violenza omicida, ma è davvero difficile credergli.
È a 13 anni che il Cannibale capisce di essere omosessuale, nei suoi 14 anni va invece collocata la sua prima esperienza, con un ragazzo del quartiere.
Ma la follia sta già covando nella mente di Jeffrey e non tarderà a far sentire forte la sua voce.
Dahmer a 16 anni comincia ad avere fantasie sessuali molto violente, nelle quali lui ha il controllo assoluto e totale. La fantasia più ricorrente: uccidere un uomo a colpi di manganello e poi violentarne il corpo inanimato.
Non è tutto: come tutti i bambini normali Jeffrey ha la passione per gli animali. Ma Jeffrey non è un bambino normale, è un bambino completamente folle.
Il ragazzino passa intere giornate perlustrando il ciglio delle strade trafficate, alla ricerca di animaletti morti che raccoglie e porta a casa. Una volta rimasto solo in garage, prende i piccoli cadaveri e compie su di essi diversi esperimenti, il suo preferito è scioglierli nell'acido.

1978. Jeffrey non è più un ragazzino. Ha lasciato da qualche anno il tetto di famiglia sotto il quale è cresciuto, sotto il quale è impazzito. Adesso è un alcolizzato proprio come sua madre, lui però ha cominciato anche a drogarsi.
Mentre percorre in auto la strada che va al suo bar preferito, Dahmer incappa in un autostoppista, Steven Hicks, 19 anni. Il cannibale lo fa salire in auto, ci fa amicizia e lo invita a bere qualcosa. Poi, con una scusa, lo invita a casa dove avviene la mattanza.
Steven Hicks viene ucciso a sprangate, asfissiato, smembrato e alle 3 di notte è ormai ridotto a brandelli di carne dentro dei sacchetti per l'immondizia, che Jeffrey carica in macchina.
Il giorno dopo verrà fermato dalla polizia per un test per la sobrietà. Alla domanda di un poliziotto sul contenuto di quei sacchetti maleodoranti, Dahmer spaccia il povero Steven per vecchia immondizia, destinata alla discarica più vicina. Jeffrey Dahmer è un folle terribilmente lucido e freddo. È il primo omicidio del Cannibale di Milwaukee. Ne seguiranno ben altri 16.

Subito dopo l'omicidio di Steven Hicks, Dahmer si arruola volontario nell'esercito e viene stanziato in una base U.S.A in Germania. In quella zona, in quegli anni, spariranno ben 3 persone. Jeffrey ha sempre negato di essere stato lui e, di fatto, nemmeno al processo gli è stata addebitata la responsabilità per quelle scomparse.
L'esperienza da militare però finisce in meno di 10 anni, cacciato con disonore per alcolismo e insubordinazione.

Dahmer torna così negli States dove, nel giro di pochi mesi, si becca diverse condanne per atti di libidine violenta e per atti osceni in luogo pubblico.
E adesso il Cannibale ha di nuovo fame.
Comincia a frequentare i locali per gay della città, più per cercare vittime che per la compagnia o per i liquori.Jeffrey abborda giovani maschi omosessuali, li conquista, li conduce a casa. Solitamente si spaccia per un fotografo, interessato a foto di nudo maschile, promette anche lauti compensi.
Una volta entrati in casa i malcapitati vengono drogati con dei cocktail a base di Halcion.
Mattanze, cannibalismo, necrofilia. Nella casa di Dahmer avviene di tutto tra l'87 e il '91.
Anche un tentativo di creare degli zombie, degno del peggior film horror di serie B.
Ad alcune delle vittime, mentre queste sono ancora vive, Dahmer pratica infatti un foro al centro del cranio e attraverso questo foro inietta dell'acido cloridrico, o dell'acqua bollente.
La sua carriera da novello Dr. Mengele non avrà però risvolti felici, perché i suoi zombie muoiono tutti nel giro di qualche ora o dopo qualche giorno.
Nonostante l'apparenza, Jeffrey "ama" le sue vittime: le uccisioni, a suo dire, erano sempre realizzate nel modo meno doloroso e sofferente possibile.
E Jeffrey "ama" le sue vittime anche dopo la morte. Quei corpi freddi e putridi sono infatti assoggettati alle sue voglie: li sodomizza, ci si masturba sopra, tutto come nelle sue fantasie adolescenziali. Un sogno divenuto realtà.
Cuore, muscoli e genitali finiscono in frigo o in salamoia, pronti per essere cucinati. Interpellato a riguardo, Dahmer ha confessato che, una volta cotti, diventavano teneri e saporiti come il miglior filetto, ma anche che il suo vero scopo era fare in modo che le vittime diventassero parte di se. Proprio come fanno alcune popolazioni tribali del Sud America e dell'Oceania con i caduti di guerra o con i parenti defunti.
Le teste invece vengono bollite per giorni in modo da far sparire la materia celebrale e la pelle. I teschi sbiancati vengono decorati con pennello e tempera, ed esposti su di una credenza a mò di ornamento e di trofeo.
Nell'inventario della casa, stilata dalla polizia in seguito all'arresto del Cannibale, figurano un bollitore contenente due mani, un pene, diversi testicoli. Foto di diversi stadi di smembramento, teste ancora da bollire sul pavimento. In frigorifero c'erano un cuore, un torso, un sacchettino contenente pelle umana e alcuni sacchetti con vari organi interni. Su di una credenza due teschi appena ripuliti, affianco a loro diversi barattoli di agenti chimici. Nel gabinetto tre teschi. In un guardaroba c'erano uno scheletro completo, uno scalpo umano e alcuni genitali, in basso invece una scatola contenente altri due teschi. Al centro della camera da letto spiccava una vasca contenente 260 litri di acido.

Proprio la polizia si fa sfuggire una prima possibilità di fermare il Cannibale, quando un quattordicenne d'origine asiatica riesce a scappare dalla casa degli orrori. Due donne lo trovano e lo accolgono e chiamano all'istante le forze dell'ordine.
Jeffrey è però il matto più freddo e lucido della storia, si presenta alla centrale e reclama che gli venga restituito il suo "fidanzato" 19enne, scappato in seguito a un litigio tra ubriachi. La polizia cede e addirittura riaccompagna la "coppietta" a casa di Dahmer.
La mattina dopo il ragazzo sarà "zombificato" con dell'acido, morendo solo dopo giorni di coma. Mesi dopo quei poliziotti perderanno il lavoro.

Finalmente arriva il 1991 e, con esso, arriva la fuga di Tracy Edwards dalla casa-mattatoio, arriva l'arresto del Cannibale.
Come accade per diversi killer seriali, l'arresto si rivela una liberazione, al quale segue una confessione spontanea e accurata di tutti i crimini commessi.
La casa del mostro diviene meta di pellegrinaggio di persone da tutto il mondo e di giornalisti. Nel giardino cominciano gli scavi alla ricerca dei resti umani che non sono stati trovati in salotto e in cucina.

EPILOGO
Jeffrey viene condannato a 1070 anni di carcere per l'omicidio, la necrofilia e il cannibalismo di 17 persone.
L'infermità mentale richiesta dall'avvocato difensore non funziona: Jeffrey si è dimostrato troppo lucido, ha usato una perizia incredibile nella scelta e nell'adescamento delle vittime e, addirittura, faceva uso del preservativo durante i coiti con i cadaveri, in modo da evitare infezioni
In galera cercheranno di ammazzarlo un sacco di volte. Alla fine ci riesce, il 28 novembre 1994, Christopher Scarver, un ergastolano in preda a deliri mistici e che si considera la mano di Dio e che colpisce Jeffrey alle spalle, mentre pulisce i bagni della prigione.
Le deposizioni e gli atti del Cannibale di Milwaukee sono tuttora in mano a eminenti medici che le utilizzano per studiare e capire la psiche umana. La madre propose, senza successo, di conservare il cervello di Jeffrey, in modo da tramandarlo ai posteri.
A lui sono dedicati fan club in tutto il mondo, libri e gli immancabili Cd musicali Death Metal.

RIFLESSIONE
Un giorno Jeffrey catturò in un parco un piccolo setter inglese. Lo portò a casa per sezionarlo e scuoiarlo come faceva d'abitudine con gli animali morti. Ecco la sua testimonianza: "Quando il cane mi guardò con quei suoi occhi così espressivi, non potei fargli del male. Lo curai e lo lasciai andare."
Chi era dunque Jeffrey Dahmer? Un pazzo omicida senza nessuna pietà o un essere umano così profondamente sensibile da aver varcato la sottile linea che separa amore e odio, confondendoli e sfociando nella più assurda follia?

"Egli è cresciuto in un ambiente molto sanitarizzato della classe medio alta. Era il tipo di ambiente dove l'oscurità della psiche umana può essere sanitarizzata e repressa. Non potevano permettersi lo stigma della malattia mentale. Così la sua oscurità divenne sempre più profonda, senza via di sfogo"
(Ashok Bedi, direttore dell'ospedale psichiatrico di Milwaukee)

"Vostro Onore, è finita. Non ho mai cercato di essere liberato. Francamente volevo la morte per me stesso. Voglio dire al mondo che non l'ho fatto per odio. Non ho mai odiato nessuno. Sapevo di essere malato, cattivo o entrambe le cose. Adesso credo d'essere veramente malato. Il dottore mi ha parlato della mia malattia e di quanto male ho causato. Ho fatto del mio meglio per fare ammenda dopo il mio arresto, ma non importa, non posso eliminare così il terribile male che ho causato. Vi ringrazio Vostro Onore, sono pronto per la vostra sentenza, che sono sicuro sarà il massimo. Non chiedo attenuanti, ma per piacere dite al mondo che mi dispiace per quello che ho fatto."
(Jeffrey Dahmer, dichiarazione di fine processo)
"A volte la mia vita somiglia al numero pericoloso di un equilibrista: quello che provo è l'opposto di quello che vorrei fare. Reazioni impulsive portano a decisioni sbagliate. Sono un passo avanti rispetto al mio cervello.
Quando rivedo la mia giornata mi rendo conto che passo gran parte del tempo a sistemare il danno del giorno prima.
In questa vita non ho futuro, solo confusione mentale, e rimorso. …
Ogni giorno è come una nuova bara: la apri e guardi cosa c'è dentro, poi stabilisci se si tratta di un dono, o di una bara."


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#14 L'utente è offline   Qwerty 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 21:57

Visualizza MessaggiKhouba, il 18 novembre 2013 - 21:45 ha detto:

RIFLESSIONE
Un giorno Jeffrey catturò in un parco un piccolo setter inglese. Lo portò a casa per sezionarlo e scuoiarlo come faceva d'abitudine con gli animali morti. Ecco la sua testimonianza: "Quando il cane mi guardò con quei suoi occhi così espressivi, non potei fargli del male. Lo curai e lo lasciai andare."
Chi era dunque Jeffrey Dahmer? Un pazzo omicida senza nessuna pietà o un essere umano così profondamente sensibile da aver varcato la sottile linea che separa amore e odio, confondendoli e sfociando nella più assurda follia?



questo mi ha incuriosito

magari perchè provava più pena per gli animali che per gli umani (dopotutto era abituato a fare quelle puttanate con animali morti e non vivi)


per tutte le cose che ha fatto con quei ragazzi è semplicemente perchè è un fottuto decerebrato e non provava pietà :asd:
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#15 L'utente è online   Saint Jake 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 22:05

Visualizza Messaggi0wn3d, il 18 November 2013 - 21:05 ha detto:

Nonostante gli omicidi, trovo che Manson sia tremendamente affascinante sotto il punto di vista della personalità

Straquoto.
Tra l'altro gli omicidi non li ha commessi lui, nè ha ordinato ad altri di farlo: gliel'ha "consigliato", e loro hanno seguito il consiglio :embe:
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#16 L'utente è offline   Davide96 

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Per certi versi quel Manson mi ricorda Joker :asd:


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#17 L'utente è offline   Khouba 

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Visualizza MessaggiSaint Jake, il 18 novembre 2013 - 22:05 ha detto:

Visualizza Messaggi0wn3d, il 18 November 2013 - 21:05 ha detto:

Nonostante gli omicidi, trovo che Manson sia tremendamente affascinante sotto il punto di vista della personalità

Straquoto.
Tra l'altro gli omicidi non li ha commessi lui, nè ha ordinato ad altri di farlo: gliel'ha "consigliato", e loro hanno seguito il consiglio :embe:

Ed è per questo che è l'unico che merita una qualche forma di ammirazione.
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#18 L'utente è online   Saint Jake 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 22:38

Visualizza MessaggiKhouba, il 18 November 2013 - 22:25 ha detto:

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Visualizza Messaggi0wn3d, il 18 November 2013 - 21:05 ha detto:

Nonostante gli omicidi, trovo che Manson sia tremendamente affascinante sotto il punto di vista della personalità

Straquoto.
Tra l'altro gli omicidi non li ha commessi lui, nè ha ordinato ad altri di farlo: gliel'ha "consigliato", e loro hanno seguito il consiglio :embe:

Ed è per questo che è l'unico che merita una qualche forma di ammirazione.

La cosa che più trovo affascinante in lui, è che dà sempre risposte che sembrano assolutamente folli e nosense, e invece se le analizzi sono dannatamente complesse e profonde, con molteplici significati.
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#19 L'utente è offline   Khouba 

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Inviato il 18 novembre 2013 - 22:49

Per oggi chiudo con una storia che si commenta da sè.
A voi.

Quote

Sawney Beane nacque nel 1370, nella contea di Lothian, a una ventina di chilometri da Edimburgo (Scozia).
In quella immensa distesa verde, i signori Beane lavoravano tutto il giorno nei campi e, come loro, il giovane Sawney si dedicò per qualche anno alla coltivazione nella terra del padre.
Il malumore crebbe in quel ragazzo di giorno in giorno, a causa della sua avversione allo starsene per ore a lavorare la terra, oltre che per il poco interesse a svolgere quel compito faticoso.

Così, ancora minorenne, Sawney lasciò l'abitazione dei genitori senza nessuna destinazione prefissata, cominciando a vivere come un mendicante nei villaggi della zona.

Un giorno conobbe una ragazza di nome Agnes Black, che come lui si arrangiava per sopravvivere. Tra i due ci fu subito un'intesa basata sul fatto che la indole di entrambi era orientata alle più perverse inclinazioni sadiche e violente, così andarono a vivere insieme vicino a Ballantrae.

La compagna di Beane praticava la stregoneria illudendo parecchie persone del paese con riti che a quell'epoca erano all'ordine del giorno, quando però, qualche mese più tardi, si venne a conoscenza della professione della donna, lei ed il suo compagno furono obbligati a scappare prima di una probabile esecuzione al rogo. La loro nuova "casa" fu una caverna che era situata sulla costa di Galloway, lontano da tutto e da tutti.

Questo posto umido e freddo, era pieno di strettoie e passaggi quasi inaccessibili. Oltretutto l'alta marea, che puntualmente arrivava tutti i giorni, impediva a qualsiasi curioso di addentrarsi in quel luogo buio e maleodorante. In qualche modo Beane e la sua amante si organizzarono alla meglio dentro quel rifugio che per molti anni permise loro di compiere indisturbati delitti atroci a discapito di centinaia di vite umane.

Senza un lavoro e con una donna da mantenere, Beane andava girando alla ricerca di qualche mendicante come lui o viaggiatore di passaggio e depredava oggetti di valore e qualche soldo. Alcune volte gli andava bene, perché la vittima era talmente ubriaca da non poterlo identificare, ma in altre circostanze rischiò di essere catturato. Concluse quindi che l'unica soluzione per non essere accusato di furto era quella di uccidere i malcapitati, solamente eliminando qualsiasi possibile testimonianza poteva avere la certezza di farla franca. L'idea fu comunicata alla sua compagna.

In genere Beane si accertava che la vittima fosse sola, poi la seguiva ad una certa distanza, infine da dietro la colpiva in testa con un grosso bastone, la derubava, e ne nascondeva il corpo sotto la sabbia. Poi, con i soldi del furto, andava nel più vicino villaggio a comprare vino e qualcosa da mangiare.

Per qualche anno la coppia tirò avanti così, ma, con l'arrivo dei primi figli, l'esigenze della famiglia cambiarono radicalmente: la refurtiva non bastava più per sfamare tutti, perciò, di comune accordo, Beane e consorte decisero che la carne se la sarebbero procurata direttamente dai cadaveri dei viandanti e dei mendicanti.

Nell'autunno del 1410, una coppia di contadini stava passando nei pressi della costa di Galloway, quando all'improvviso furono assaliti da Beane e dall'amante e uccisi entrambi con molte pugnalate alla gola. I cadaveri furono poi portati nella caverna, dove i Beane con una grossa lama aprirono loro il torace, estraendone le viscere. Infine i corpi furono fatti a pezzi: alcune parti vennero conservate in salamoia con l'acqua di mare, altre trattate e appese con dei ganci alle pareti, pronte per essere consumate. Le ossa le accatastarono in fondo alla caverna, facendone dei grandi mucchi, mentre quello che rimaneva veniva gettato in mare.

Col passare del tempo la famiglia si allargò a dismisura, attraverso una serie di incesti, arrivò a comprendere otto figli maschi, sei figlie, diciotto nipoti maschi e quattordici nipoti femmine. Tutti i discendenti di Sawney furono addestrati ad uccidere e abituati a mangiare carne umana.

Un giorno un gruppo di sei persone fu accerchiato e attaccato dai membri del clan Beane e per quelle persone non ci fu scampo. Portati velocemente nella caverna, gli uomini del clan ebbero il compito di smembrarli, mentre le donne si dedicarono alla conservazione, quello che non servì fu come sempre gettato in mare.

Ad un certo punto le provviste di carne umana erano così abbondanti che molte di queste andarono in putrefazione, (possiamo immaginare l'odore insopportabile che ci doveva essere in quella caverna, con tutti quei pezzi appesi ai muri che andavano a male).

Nel frattempo nella zona si registrava ogni anno un'elevata percentuale di persone scomparse, molte famiglie denunciarono il mancato rientro dei loro cari e le autorità locali cominciarono le ricerche, ma inizialmente le persone interrogate non furono di nessun aiuto alle ricerche dell'abominevole personaggio in grado di far sparire così tante persone.

Il fatto che nessuno sopravvivesse alle aggressioni bestiali della famiglia Beane fece sì che la stessa riuscì ad operare indisturbata per un lungo periodo di tempo.

Le autorità in ogni caso non si fermarono e continuarono a cercare il responsabile di quello che stava diventando ormai un mistero inquietante; i genitori proibirono ai figli di uscire da soli e si armarono dei più disparati oggetti per difendersi dal possibile attacco di uno sconosciuto, non potendo lontanamente immaginare che dietro a questa terribile vicenda c'era un intero clan assetato di sangue e non solo.

Intanto, pur di dare un nome ad ogni costo all'artefice di questi misfatti, le autorità arrestarono individui che non avevano nulla a che fare con quegli avvenimenti oscuri, ma che erano stati semplicemente gli ultimi a vedere gli scomparsi. A molti di loro furono estorte dai magistrati delle confessioni fasulle, in seguito alle quali furono messi al rogo, senza alcuna possibilità di difesa.

Un giorno, dei passati notarono in lontananza delle strane cose che galleggiavano in mare, si avvicinarono e quello che videro provocò loro grande orrore e spavento: altro non erano che arti umani in putrefazione che le correnti avevano spinto per centinaia di metri da dove erano stati gettati.

La notizia si divulgò in tutti i villaggi adiacenti in pochissime ore. Quello che si vedeva su quella spiaggia era indescrivibile, ormai gli abitanti non si sentivano più al sicuro, perché adesso c'era la prova che le persone scomparse sulla loro strada avevano incontrato un vero e proprio demonio, soltanto un mostro poteva osare così tanto.

La zona fu setacciata scrupolosamente da volontari e forze dell'ordine, tutti impegnati per trovare quella bestia che da venticinque anni terrorizzava la comunità. Ci fu un momento in cui si andò molto vicino a scoprire il nascondiglio dei cannibali, ma l'alta marea ostruiva temporaneamente l'entrata della caverna, inoltre nessuno poteva immaginare che quel luogo cupo e tetro fosse abitato da essere umani.

La fortuna della famiglia Beane si stava comunque esaurendo e qualche giorno dopo un episodio traumatico mise fine a quell'orrore.

Nel 1435, una coppia di sposi stava ritornando a casa, dopo aver passato la giornata ad una fiera, quando improvvisamente furono attaccati da Sawney e da altri componenti del clan.

L'uomo si difese con tutte le sue forze, grazie ad una spada, ma la moglie cadde da cavallo e fu immediatamente raggiunta dai cannibali, che le tagliarono la gola e le succhiarono il sangue, per poi squartarle il ventre per estrarne gli intestini e altri organi, mentre il marito osservava impotente.

In quel momento arrivarono altri viaggiatori in soccorso alla coppia e la famiglia Beane, per la prima volta, fu costretta a fuggire, lasciando finalmente un sopravvissuto in grado di raccontare quello che succedeva nella contea di Galloway.

La situazione era talmente importante che anche il Re James fu informato dell'accaduto.

Quattro giorni dopo, un esercito di 400 uomini capeggiati dallo stesso Re, accompagnati da cani addestrati a fiutare le piste, si avviarono verso il luogo della tragedia. Con loro c'era anche l'uomo che aveva perduto la moglie.

Perlustrarono l'intera zona senza trovare nulla di significativo, ma quando i soldati si avvicinarono alla caverna, i cani cominciarono ad abbaiare in direzione dell'entrata: fu chiaro che qualcosa si doveva nascondere lì dentro.

I soldati entrarono in quel luogo buio e umido e, accese le torce, si materializzò davanti a loro uno spettacolo terribile: appesi con dei ganci molti piedi, gambe, braccia e teste mozzate che penzolavano. Altri pezzi di uomini, donne e bambini conservati in salamoia stipati in un angolo, da un'altra parte un numero infinito di oggetti di valore e indumenti appartenenti alle vittime.

La famiglia Beane fu trovata nella parte posteriore della caverna, ci fu un tentativo da parte dei cannibali di difesa, ma le spade e il numero dei soldati placò subito qualsiasi tipo di resistenza.

Il clan, che con Sawney era formato da 48 membri, vennero portati a Edimburgo e successivamente, rinchiusi nella prigione di Leith.

Il giorno successivo, senza un processo, davanti ad una folla impazzita ed avida di vendetta, furono giustiziati in questo modo: agli uomini furono tagliate mani e gambe e i corpi mutilati lasciati dissanguare davanti agli occhi delle loro donne, mentre le stesse furono bruciate vive in tre roghi separati.

Prima di essere giustiziati, nessuno della famiglia Beane mostrò segni di pentimento, anzi continuarono ad imprecare contro tutta la popolazione ed i loro giustizieri.

Con il passare dei secoli, questa storia incredibile è diventata leggenda, uno dei simboli di un epoca, quella medievale, dove, tra cacce alle streghe e torture d'ogni tipo inflitte ad innocenti, poteva accadere qualsiasi cosa, anche di vedere una famiglia come quella di Beane che per un quarto di secolo massacrò e divorò un imprecisato numero di persone, qualcuno sostiene addirittura mille.

La certezza del numero non si potrà mai avere, ma la crudeltà e la ferocia di Sawney e della sua stirpe rimarrà nella storia.

"A volte la mia vita somiglia al numero pericoloso di un equilibrista: quello che provo è l'opposto di quello che vorrei fare. Reazioni impulsive portano a decisioni sbagliate. Sono un passo avanti rispetto al mio cervello.
Quando rivedo la mia giornata mi rendo conto che passo gran parte del tempo a sistemare il danno del giorno prima.
In questa vita non ho futuro, solo confusione mentale, e rimorso. …
Ogni giorno è come una nuova bara: la apri e guardi cosa c'è dentro, poi stabilisci se si tratta di un dono, o di una bara."


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#20 L'utente è offline   0wn3d 

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Visualizza Messaggi0wn3d, il 18 November 2013 - 21:05 ha detto:

Nonostante gli omicidi, trovo che Manson sia tremendamente affascinante sotto il punto di vista della personalità

Straquoto.
Tra l'altro gli omicidi non li ha commessi lui, nè ha ordinato ad altri di farlo: gliel'ha "consigliato", e loro hanno seguito il consiglio :embe:

Ed è per questo che è l'unico che merita una qualche forma di ammirazione.

La cosa che più trovo affascinante in lui, è che dà sempre risposte che sembrano assolutamente folli e nosense, e invece se le analizzi sono dannatamente complesse e profonde, con molteplici significati.

"Do you believe in God?"
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Firma fuori dai limiti del regolamento (troppo larga, alta e pesante); codice originale:
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